venerdì 3 ottobre 2003

Non voglio che tu te ne accorga mai.

L'amore può essere freddo al resoconto di un dolore, ancor più se il primo è palese ed ammirato ed il secondo celato e biasimato. La sofferenza sottintesa per una persona lontana, è un sentimento che può far concorrenza all'amore più vero nei confronti di coloro che più sono a portata di carezza. La sofferenza crea un legame inscindibile tra persone che condividono questa emozione, mentre a volte l'amore diventa cieca e soccombe dinnanzi alla tranquillità di un rapporto gratificante. Il tormento non ha occhi, non v'è né luce abbagliante, né tenebra ingannante, che sappia distrarlo dal colpire le sensibilità più recettive. Odia la monotonia, d'imprevedibile si ciba, di lacrime si ritempra, di risa si sberleffa. Non teme se stesso, si rigenera del proprio tedio, mentre l' amore lo sa addirittura enfatizzare. La salvezza dei nostri sentimenti più puri, minacciati dalla tranquillità d' animo, dalla monotonia degli affetti, deriva quindi dal dolore, da quella sottile lama che lascia sulla pelle della memoria, le uniche cicatrici in grado di enfatizzare il ricordo di un benefico male. L'amore più sincero viene concepito nel dolore e d'esso si purifica; per crescere abbisogna del ricordo e delle cure del proprio malfattore e nella senilità di questa perenne memoria si rafforza un'eterna passione. Come può il mio amore combattere la sofferenza che si annida tra i pensieri tuoi più reconditi se non nell'odierna coscienza che è spasimando per te che realmente realizzo questo mio impareggiabile sentimento? Ora comprendo che è degli affanni che dovrò sentire il richiamo, che delle mie stesse lacrime che mi dovrò dissetare; nel dolore mi farò forza e di tutto ciò devi esserne solo fiero, perché è di questo che il nostro amore abbisogna, ma non voglio che tu te ne accorga mai.

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